«Le notizie non creano allarme sociale»: giornalisti liguri in piazza contro il silenzio delle forze di polizia

Lunedì alle 10 presidio davanti alla Prefettura di Genova. Gli organizzatori denunciano la mancata diffusione ai cronisti di notizie su furti, rapine e violenze: «I cittadini hanno diritto di sapere»

Il presidio è organizzato dall’Ordine dei giornalisti della Liguria, dall’Associazione ligure giornalisti e dal Gruppo cronisti liguri. I promotori denunciano che da alcuni mesi, in diverse zone della regione, le forze dell’ordine non fornirebbero ai cronisti notizie su furti, rapine, truffe agli anziani, violenze sessuali e accoltellamenti, limitando le informazioni soprattutto ai controlli delle pattuglie. La motivazione riferita ai giornalisti sarebbe quella di evitare un possibile «allarme sociale».

Tra le contestazioni ci sono anche le difficoltà di accesso a caserme, questure e distretti di polizia e, secondo gli organizzatori, il mancato rilascio del nome del legale delle persone arrestate o indagate. I promotori richiamano l’articolo 21 della Costituzione e chiedono che siano garantite condizioni adeguate per il lavoro giornalistico.


Sono previsti interventi, tra gli altri, di Tommaso Fregatti, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Liguria; Andrea Leoni, vicepresidente dello stesso Ordine; Matteo Dell’Antico, segretario dell’Associazione ligure giornalisti; Milena Arnaldi, presidente dell’ Associazione e Katia Bonchi, presidente del Gruppo cronisti liguri.
Nel messaggio pubblicato sui social, Costante ha scritto: «“Non vi diamo notizie perché create allarme sociale”. È la posizione dei vertici delle forze dell’ordine della Liguria e di alcune procure, non tutte, che ci riporta di nuovo in piazza. Parole degne dei momenti più bui del Paese, prima e dopo la Repubblica.
«Allora, giusto per essere chiari, cari franchisti (what else?), i giornalisti sono strumento di democrazia: informano i cittadini, non sono qui per creare allarme sociale – scrive Costante sui social -. I giornalisti hanno il diritto di sapere, come i cittadini. E se dopo sette decreti sicurezza avete ancora paura che ci possa essere allarme sociale, beh, vuol dire che il vostro mestiere non sapete farlo. Noi invece sì, sappiamo fare i giornalisti. Faremo più fatica, ma le notizie le troveremo e daremo lo stesso. Ci sfuggirà qualcosa, amen. Ma il pensiero che “i giornalisti creano allarme sociale” lo rispediamo al mittente e agli anni bui della storia».
«Chiediamo dignità per l’informazione e diritti per i giornalisti – prosegue la segretaria dell’Associazione -: la chiediamo agli editori che non rinnovano il contratto per i dipendenti e si rifiutano di pagare compensi equi per i lavoratori autonomi e i collaboratori coordinati e continuativi; la chiediamo alle procure, perché ci sono regole che devono rispettare e indicazioni del Consiglio superiore della magistratura che non valgono solo a corrente alternata; e la chiediamo alle forze dell’ordine, che sono al servizio dei cittadini, i quali hanno diritto di sapere. Post scriptum: strano che a protestare ci siano sempre e solo i lavoratori dell’informazione e non anche gli editori, sui cui media le notizie poi finiscono. Sarà forse perché in questo momento sono di nuovo con il cappello in mano davanti al Governo per chiedere finanziamenti che finiranno a ingrassare i loro utili e non certo a rafforzare l’informazione e la democrazia?».
L’autore della vignetta della locandina è Lorenzo Calza
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